Finestre aperte, la notte, in piedi scruto un orizzonte infinito, la mia vita, e sul mio volto, leggeri aliti di brezze marine, sospiri di te, portati da venti lontani, come gemiti d'amante, come silenziosi sussurri d'amore.
Sono nato il 29 settembre, giorno degli angeli più maestosi, arcangeli di Dio, come mio padre come mio nonno. Un intera famiglia, tre generazioni, tre come gli arcangeli. Ma solo l'ultimo è rimasto qui, in terra, ali prigioniere di legacci di carne, a zappare solchi di lacrime, con il cuore, scavo profondo, nel mare della mia vita.
Sono esile filo d'erba, su un ciglio di strada e protendo verso il cielo, aspetto l'acqua, la mia goccia d'acqua, e nell'attesa continuo a slanciarmi in alto, e spero, credo che tu cada a me, prima che io muoia per te, ma se tu tarderai, allora io sarò tagliato e gettato nel fuoco, e diverrò fumo e ti raggiungerò lassù, in alto nel cielo, e non avrò più bisogno ne di credere ne di sperare, perché saremo uno nell'eternità.
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